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L’umana lingua: Dante e la lingua italiana

di Sebastiano Bazzichetto

La XVIII Settimana della lingua italiana nel mondo ha come titolo “L’ITALIANO E LA RETE, LE RETI PER L’ITALIANO”.
Ogni cultura, società e paese crea la propria rete attraverso l’arte, la letteratura, i simboli dell’unità nazionale e, ovviamente, la lingua. Nel caso dell’italiano non può mancare un piccolo omaggio a Dante, padre della lingua italiana, primo grande creatore di “reti” umane e culturali con il suo eremitaggio dovuto all’esilio e alla sua capacità artistica di grande poeta.

La vita
Dante Alighieri nasce il 29 maggio 1265 a Firenze da una famiglia della piccola nobiltà. A 17 anni, nel 1283, quando suo padre Alighiero di Bellincione, commerciante, muore, Dante diventa il capofamiglia.

Il giovane Alighieri segue gli insegnamenti filosofici e teologici delle scuole francescana a Santa Croce e domenicana a Santa Maria Novella. In questo periodo fa amicizia e inizia una corrispondenza con i giovani poeti che si fanno chiamare «stilnovisti».

A 20 anni sposa Gemma Di Manetto Donati. Dal matrimonio nascono quattro figli: Jacopo, Pietro, Giovanni e Antonia.

Due anni dopo la morte di Beatrice, nel 1292, Dante comincia a scrivere la Vita Nuova. Si dedica molto presto completamente alla poesia, allo studio della filosofia e della teologia, in particolare Aristotele e San Tommaso.

Si avvicina alla vita politica della sua città ma, nel 1293, quando i nobili sono esclusi dal panorama politico fiorentino, il giovane Dante deve prendersi cura solo dei suoi interessi intellettuali.

DGA766870 Dante Alighieri (1265-1321) reading Divine Comedy in Guido Novello's court, 1850, by Andrea Pierini (1798-1858), oil on canvas, Italy, 19th century; (add.info.: Florence, Palazzo Pitti (Pitti Palace) Galleria D'Arte Moderna (Gallery Of Modern Art)); De Agostini Picture Library / G. Nimatallah; FRENCH PUBLISHING RIGHTS NOT AVAILABLE; out of copyright
Dante Alighieri legge la Divina Commedia alla corte di Guido Novello.

Nel 1300, Dante viene eletto tra i sei «Priori», i più alti magistrati del governo che componeva la Signoria di Firenze.
Ma nel 1301, Dante viene chiamato a Roma alla corte di Papa Bonifacio VIII. Quando iniziano i processi politici, accusato di corruzione, viene sospeso dai pubblici uffici e condannato al pagamento di una pesante multa.

A partire dal 1304, inizia per Dante il lungo esilio. Viene sempre accolto con favore: a Verona, a Lucca, a Venezia, forse anche Parigi. Nel 1306 comincia a scrivere il suo capolavoro, la Divina Commedia.

Nel 1310, con l’arrivo in Italia di Enrico VII di Lussemburgo, Imperatore romano, Dante spera nella restaurazione del potere imperiale, ma Enrico muore.

Nel 1319, è a Ravenna da Guido Novello da Polenta, Signore della città che, due anni più tardi, lo invia a Venezia come ambasciatore. Rientrando da questa ambasciata, Dante viene colpito dalla malaria e muore a Ravenna a 56 anni nella notte tra il 23 e 24 settembre 1321, città dove si trova la sua tomba.

Le opere
Nelle Rime si trova l’insieme dell’opera poetica di Dante, dagli anni della gioventù fiorentina lungo in corso della sua carriera letteraria.

Le Rime petrose sono del 1296 e sono dedicate ad una madonna Petra, bella e insensibile.

Scrive il Convivio tra il 1304 ed il 1307). L’opera è una antologia di saggi, destinati a coloro che, a causa della loro formazione o della condizione sociale, non hanno direttamente accesso al sapere.

Nel 1306 comincia a scrivere la Divina Commedia alla quale lavora per tutta la vita.

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Nel 1308, in latino, compone un trattato sulla lingua e lo stile: il De vulgari eloquentia. Nell’opera analizza i differenti dialetti della lingua italiana. Fonda la teoria di una lingua volgare che chiama «illustre». È il primo manifesto per la creazione di una lingua letteraria nazionale italiana.

Con l’arrivo di Enrico nel 1310 Dante compone La Monarchia in latino, dove dichiara che la monarchia universale è essenziale alla felicità terrestre degli uomini e che il potere imperiale non deve essere sottomesso alla Chiesa. Sui rapporti tra Papato e Impero sostiene che al Papa vada il potere spirituale, all’Imperatore quello temporale.

Il grande amore: Beatrice Donati
Tutti i grandi poeti italiani hanno una figura femminile di importanza fondamentale, reale o ricreata nella letteratura, che fa loro da musa: Petrarca avrà Laura, Boccaccio Fiammetta e Dante ha la famosa Beatrice.
Nel 1274, secondo la Vita Nuova, Dante incontra per la prima volta Beatrice (Bice di Folco Portinari), un amore che lo accompagna per tutta la vita.

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Dalla morte di Beatrice agli anni dell’esilio, Dante si dedica allo studio della filosofia (per lui l’insieme delle scienze profane) e compone liriche d’amore dove lo stile della lode così come il ricordo di Beatrice sono assenti. Il centro del discorso non è più Beatrice ma «la donna gentile», descrizione allegorica della filosofia, che indica l’itinerario interiore di Dante verso la saggezza.

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Beatrice ricompare nel Giardino dell’Eden, sulla cima del Purgatorio nella Divina Commedia, e accompagna Dante nei vari cieli del Paradiso. Un amore umano che diventa un amore divino e puramente spirituale.

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